venerdì 30 settembre 2011

La fronda di Pisanu a palazzo Madama Ecco l”ultima minaccia al governo


DAVIDE VECCHI

Da settimane il presidente della commissione parlamentare antimafia sostiene l'ipotesi di un esecutivo di larghe intese condivisa da almeno una decina di senatori. Ora, dopa il salvataggio di Romano, ha accelerato la situazione

Dopo un anno di battaglie sui numeri alla Camera, con compravendita di deputati e il parto dei Responsabili per avere garantita la maggioranza in aula a Montecitorio, il governo potrebbe scivolare nel più austero e apparentemente sicuro Palazzo Madama. Al Senato il Pdl è in fermento. Da settimane ormai Beppe Pisanu è in aperto contrasto con l’esecutivo e i vertici del partito cui è iscritto. Toni polemici sull’operato del Consiglio dei ministri, tanto da spingersi fino a invocare un nuovo governo e soprattutto un “necessario” passo indietro di Silvio Berlusconi. Da due settimane ormai gira tra i banchi dei senatori un documento redatto dal presidente dell’antimafia che invita gli animi cattolici e le voci critiche a unirsi per ridare dignità alla politica e vita all’azione di governo. Pisanu ha sempre smentito. Così come ieri ha smentito di aver incontrato dodici seguaci raccolti e averli riuniti a tavola martedì 20 nella saletta riservata del ristorante La Capricciosa, come riferisce oggi il Corriere della Sera.

Le posizioni espresse di Pisanu sono serpeggiate per settimane sotto traccia, ma quando la Camera ha salvato Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, hanno preso forma e voce. E trovato consensi. Tanto che i colonnelli del Pdl si sono sentiti costretti a intervenire per tentare di porre dei paletti alla fronda. La dichiarazione più sibillina è del vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, Osvaldo Napoli. “Noi non crediamo alle parole del collaboratore Lo Verso né quando accusa il ministro Romano, né quando accusa Pisanu ritenendolo il fornitore delle notizie a Cuffaro e Aiello”, un messaggio fin troppo chiaro. Che Napoli definisce ulteriormente: “E cosi come non abbiamo chiesto le dimissioni al ministro Romano, non le chiediamo al presidente della Commissione antimafia anche se quest’ultimo, cosi come dispone la legge, potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento aggravato a causa di questa accusa”. La dichiarazione suona palesemente come una sorta di minaccia. Ma non sembra al momento aver ottenuto l’esito sperato, perché con il passare delle ore continua a crescere il numero degli scontenti dall’azione politica del governo che condividono le preoccupazioni di Pisanu e, pur di scongiurare il voto anticipato, invitano Berlusconi a inaugurare presto una fase di transizione che gestisca l’emergenza del momento.

In molti rievocano gli anni di Tangentopoli, convinti che sarebbe “un errore chiudersi nel bunker per difendersi dall’assedio quotidiano dei pm”, perché poi “il ciclone giudiziario travolse tutti e tutto comunque”. Ora, riferiscono fonti pidielline, per evitare di “commettere gli stessi sbagli del passato”, sarebbe meglio pensare a una “maggioranza più ampia” che eviti il “burrone delle urne”. Il senatore Giuseppe Saro, tra i più attivi in questi giorni, conferma le “grandi manovre” in corso ma esclude “complotti”, “tradimenti” e “documenti” ai danni del Cavaliere : “Tra i parlamentari del Pdl si sta facendo una riflessione sulla situazione politica. In tanti ritengono che ora sia necessaria una fase di transizione che abbia come protagonista in primis il presidente Berlusconi”. Un periodo di transizione, spiega Saro, “eviterebbe che un casus belli o un’azione esterna possa far precipitare tutto verso delle elezioni anticipate devastanti, innanzitutto per la coalizione attuale e per il fatto che si bloccherebbe il processo di riforme”, assolutamente necessario per uscire dall’impasse attuale. Saro cita Mani Pulite: “Io sono di estrazione socialista, Berlusconi teme di fare la fine di Craxi. Io non voglio certo che faccia la fine di Bettino, ma per evitarlo serve subito una soluzione politica”.

Il senatore avverte: “Bisogna trovare una maggioranza più ampia che possa affrontare la difficile crisi economica e consenta di avviare le riforme costituzionali e la legge elettorale”. I senatori delusi rifiutano l’etichetta di dissidenti e ribelli. Del resto ci sono diverse anime: gli scajoliani Franco Orsi e Gabriele Boscetto, i toscani Paolo Amato e Massimo Baldini, e poi Valter Zanetta e Paolo Scarpa Bonazza Buora.

Saro conferma l’incontro a La Capricciosa con Pisanu e una decina di senatori. Ma assicura: “Non è stata certo una cena di carbonari, non c’è nessun complotto, si ragiona solo sulla necessità di avviare una fase di transizione. Lo dico nella speranza che tutti gli altri parlamentari che fanno queste riflessioni solo in privato escano allo scoperto”. Nessuno, spiegano altri senatori che per ora non vogliono uscire allo scoperto, “vuol tradire Berlusconi, perché tutti gli sono grati, ma per il suo bene è meglio pensare a una soluzione politica diversa ed evitare le urne”. Lamberto Dini ufficialmente non si esprime ma uomini vicini all’ex premier fanno sapere che il presidente della commissione Affari esteri di Palazzo Madama ha partecipato alla cena ma non vuol sentir parlare di complotti e ribelli o di documenti di dissidenti contro Berlusconi. Il senatore, riferiscono le stesse fonti, è stato invitato all’incontro perché i suoi colleghi sapevano che era reduce da un viaggio a New York e volevano conoscere giudizi e prospettive sull’Euro e la situazione economica dell’Italia. E per aggiornarlo sulla situazione italiana. In particolare l’intervento di Bagnasco che Pisanu ha detto di condividere come i 12 senatori condividono il suo documento: “Dalla a alla z”.

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